Misericordia et misera

Geniale come sempre, il nostro Papa Francesco usa un’immagine, anch’essa geniale, di S. Agostino per darci un’icona a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia. È il famoso brano dell’adultera in Giovanni, cap. 8. In un giorno mite Gesù insegnava alla folla nel cortile del Tempio; questa pace viene interrotta all’improvviso dal grido di una donna scovata in flagrante adulterio e trascinata dai farisei davanti a Gesù: “Maestro, Mosè ci ha detto di lapidare donne come questa: TU CHE NE DICI?”. In questa domanda c’è tutta la subdola malizia di chi vuole incastrarlo: se avesse detto di lapidarla sarebbe venuto meno tutto il suo insegnamento di misericordia, ma se avesse detto di perdonarla e usarle misericordia sarebbe andato contro la legge di Mosè e la giustizia e magari sarebbe stato lapidato con lei. Sappiamo tutti come è andata… “Chi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei … e chinatosi si mise a scrivere per terra”. Il silenzio che seguì fu interrotto solo dal tonfo sordo dei sassi lasciati cadere dai presenti “a cominciare dai più anziani” – dice il testo di Giovanni. In un lasso di tempo più o meno lungo ecco il miracolo… rimasero solo loro due… appunto la MISERICORDIA (nella persona di Gesù) e la MISERA (nella persona della peccatrice). Ecco quello che ci vuole dire Papa Francesco: con l’anno straordinario della misericordia abbiamo tutti sperimentato il perdono di Gesù che ci dice: “Neanche io ti condanno! Va’ e non peccare più!”. Continuiamo a sperimentarlo e a diffonderlo!

Le pagine di Misericordia et Misera delineano un percorso pastorale che aiuta la vita quotidiana della comunità cristiana a conservare la ricchezza del Giubileo della Misericordia.

In primo luogo il mandato ai “Missionari della Misericordia” viene prolungato per un ulteriore periodo oltre l’anno giubilare. Molti hanno avuto la possibilità di toccare con mano l’azione dei missionari, la loro predicazione e soprattutto le intere giornate spese nel confessionale che hanno permesso di comprendere che l’amore e il perdono di Dio non conoscono limiti.

In questo stesso orizzonte, nei confronti dell’assoluzione del peccato di aborto, è significativo che il Papa con la sua autorità estenda ad ogni sacerdote la facoltà, senza più alcun vincolo, di assolvere da questo peccato, pur ribadendo con tutte le forze che “l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente” (MM 12).

Pastoralmente viene offerta l’iniziativa delle “24 ore per il Signore”, che già in molte diocesi del mondo viene celebrata come segno tangibile di un momento grande di riconciliazione, proprio nel periodo quaresimale.

Un’originale iniziativa viene inoltre lanciata dal Papa: la Giornata mondiale dei poveri (MM 21); dopo l’esperienza del Giubileo delle persone socialmente escluse, il Papa ha pensato che la Chiesa debba vivere almeno un giorno dell’anno in cui il proprio sguardo sia focalizzato sui poveri. Tutto il pontificato di Papa Francesco è avvolto in questo impegno per i più poveri e non ci si può meravigliare che il Pontefice abbia avuto questa ulteriore intuizione profetica. Confrontarsi con le nuove e perenni forme di povertà è un “dovere evangelico” che impegna la comunità ecclesiale a vivere la Misericordia come uno stile quotidiano. Una sfida per restituire la dignità a quanti ne sono stati privati, rendendoli nudi e soli, privi del necessario per vivere e condurre un’esistenza umana degna di questo nome; “è il carattere sociale” della misericordia che consente un impegno nella Chiesa e nel mondo per trasformare tutto in vista del rinnovamento finale.

Merita ricordare, tra l’altro, il richiamo del Papa: “sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata totalmente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo” (MM 7). Una festa della Parola di Dio, quindi, che permetta di mantenere vivo il desiderio di conoscere sempre più la Sacra Scrittura e divulgarla come Parola che dà senso all’esistenza.

Il cammino post giubilare, dunque, diventa quello di costruire una “cultura della Misericordia” non in astratto, ma percorrendo quotidianamente la “Via della Misericordia”, misericordia che deve diventare nostra compagna di vita.

Questa lettera apostolica di Papa Francesco è, ancora una volta, la sollecitazione a non tenere solo per sé l’esperienza della Misericordia, ma a condividerla per imprimere al prossimo futuro una nota di vera speranza.

Don Tonino Panfili

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