Il Signore è sempre con noi!

Il nuovo anno si apre nella prospettiva della consolazione; Dio mostra la sua tenerezza. Il testo del Servo di Dio che riportiamo, tratto da “Il Cenacolo”, indirizza la nostra attenzione sul fondamento eucaristico della nostra consolazione. Ed eucaristico, alla luce della Presenza reale, significa fonte di forza qui e ora, non altrove.

Osserva Papa Francesco: “Nel momento della tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione, ognuno cerca una parola di consolazione. Abbiamo bisogno della consolazione che viene dal Signore, tutti ne abbiamo bisogno, invochiamo la consolazione di Dio che con la sua tenerezza viene ad asciugare le lacrime sul nostro volto. In questo dolore, noi non siamo soli” (5 maggio 2016).

Sempre, anche nella malattia e nella fragilità, ‘non temere piccolo gregge’.

Il testo de “Il Cenacolo” si sofferma sulla Chiesa e in modo speciale sul sacerdozio ministeriale. Non trascura tuttavia di offrire indicazioni valide e spunti di riflessione per ciascuno di noi soprattutto nella parte da cui citiamo, che posta a conclusione commenta il testo di Giovanni dal capitolo XIII al XIX.

Cap. XIV, vers. 18

 

«Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi».

 

È una delle realtà e dei misteri più consolanti e affascinanti. Non siamo soli, orfani, giacché il Signore è con noi, nel nostro cammino, nella nostra vita, nella nostra storia. Anche nei momenti di buio e di difficoltà noi, e tutta la Chiesa, non dobbiamo dimenticare che Cristo è realmente presente tra noi. La sua Parola che ormai noi possediamo, gli Apostoli, suoi rappresentanti, lo Spirito Santo, i sacramenti, ma soprattutto l’Eucaristia, ci donano in forme e modi differenti, la presenza di Cristo e ci danno la certezza che non siamo orfani.

Non siamo orfani: Gesù che negli Apostoli ci ha chiamato suoi figlioletti, è sempre con noi come padre buono.

Cap. XIV, vers. 19-20

«Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi».

Dal mondo dell’esperienza fisica si passa, dopo la morte e risurrezione di Cristo, a quello della fede. Ma anche in tale mondo c’è una esperienza: quella del vedere e del sapere. Gesù, che con la grazia è fonte della nostra vita soprannaturale, ci dà la possibilità di constatare e quindi di conoscere quanto intima sia la nostra unione con Lui. Così intima che può essere paragonata a quella trinitaria ed esserne, anzi, quasi la continuazione. Noi siamo immersi nel mistero dell’unione trinitaria.

Sentieri da percorrere

Dono

Come conquistare una serenità interiore, perché siamo sicuri della tenerezza di Dio.

Cammino

Quali sentieri percorro per trovare il coraggio del cammino e per stringere la mano e consolare il fratello che soffre.

Missione

Educarsi nell’arte di accogliere la sofferenza e la malattia e di attingere da Cristo la gioia della consolazione.

Nel momento della consacrazione, quando il sacerdote eleva il calice del vino, invochiamo Cristo Signore perché asciughi tutte le nostre lacrime e purifichi il nostro cuore con la sua forza.

Fiducia: un dono da chiedere

Ci inoltriamo nel mistero della Croce: buio, tenebre, pianto. Tutto appare sconfitto, un potente tuono ci fa assistere a questa fine che sembra quella di ogni uomo. È Maria che ci stringe a Sé insieme al Figlio suo e custodisce la nostra rinascita.

Donna

Donna che aspetti un bimbo e cuci fasce e lini non sognare una cuna c’è la grotta che attende. Donna che stringi il figlio e gli carezzi il volto vedi che la finestra getta un’ombra di croce? Donna che piangi il figlio trafitto dai fratelli ormai l’alba è spuntata il tuo Cristo è risorto.

(Guglielmo Giaquinta, Preghiere)

Il Servo di Dio continua a indicarci la via della fiducia. Dal Cuore di Maria impariamo la fede, quello sguardo che sa cogliere il bene, quel respiro che fa crescere la vita, quella fortezza che rende fecondo ogni calvario. Sguardo su di noi, sguardo sui fratelli.

L’atto di fede mi fa comprendere che tutto nasce dalla Provvidenza, e che anche quando l’agricoltore pota la vite non lo fa per un capriccio, non lo fa per farla piangere, ma perché possa fruttificare di più. Occorre questa visione ottimistica, questa visione piena di speranza dell’azione di Dio nella nostra vita, in ogni singolo momento della nostra giornata. Non credete voi, che se riuscissimo a vivere in questo modo la virtù della speranza, a creare intorno a noi questo ambiente di serenità interiore, di certezza interiore, di fiducia interiore, di abbandono in Dio, tutto si trasformerebbe e cambierebbe nella nostra vita?

Ma perché dimenticare che noi non siamo degli individui staccati da ciò che ci circonda, perché non riflettere che l’uomo è essenzialmente sociale e che come c’è un cuore e un’anima che vibrano dentro di noi ed una psicologia che vive in noi, così anche le altre creature che sono accanto a noi non sono pezzi di coccio, non sono statue di marmo, ma hanno un cuore, un’anima, una psicologia, delle esigenze interiori, un fine da raggiungere, un piano divino da realizzare, hanno bisogno del nostro aiuto?

(Guglielmo Giaquinta, La speranza)

Sentieri da percorrere

Dono

Ormai l’alba è spuntata.

Il tuo Cristo è risorto.

Cammino

C’è un cammino da percorrere, come per i discepoli di Emmaus: noi speravamo … e lo conobbero alla spezzare il Pane.

Missione

Far germinare in ogni luogo con l’ottimismo, il sorriso fiducioso, la mano e il cuore aperti, un profondo senso di fiducia.

 

Sussidio preparato da Maria Mazzei

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