Suor Maria Giuseppa (Benedetta) Rossello

Il santo del mese – maggio

 

 

 

 

Il 26 maggio 1811, in Albissola Marina – dipartimento napoleonico di Montenotte, cantone di Savona (dove è tenuto prigioniero il Papa Pio VII) – da Bartolomeo Rossello, fabbricante di stoviglie, e da Maria Dedone nasce Geronima Benedetta, che al mattino del 27 maggio riceve il battesimo nella Parrocchia di N. S. della Concordia; e doveva esser veramente alla sua casa, al suo paese, alla vicina Savona, dirò anche alla Chiesa una vera benedizione di Dio.

In famiglia impara a vivere con “il cuore a Dio e le mani al lavoro”, pronta e amorevole verso tutti; è attenta alle lezioni di catechismo e alle vite dei santi, gode dei racconti della storia sacra.

Di temperamento gaio e vivace, congiunto a franchezza di modi e di parlare, facilmente trascina gli altri ad assecondarla. Adolescente, si apre con alcune compagne dell’ardente desiderio di darsi tutta a Dio e si consiglia con Don Michele Grassi. “Ebbene, sì, pregare e lavorare; a questo Dio ti chiama. A suo tempo Dio ti parlerà”: queste parole del santo sacerdote diventano realtà nel 1836, quando Benedetta incontra il Vescovo di Savona. Mons. Agostino Maria De Mari era ad un tempo il Vescovo dei poveri e il Vescovo dei signori. Ferito nel cuore dall’abbandono in cui si trovano le fanciulle povere di Savona, esprime il desiderio di trovare chi l’aiuti a prendersi cura di loro.

Benedetta ha venticinque anni, è intelligente, sufficientemente istruita, amante del lavoro, intraprendente, molto pia e generosa. Si trova da qualche anno a Savona, a servizio presso i signori Monleone. Quando l’appello del Vescovo la raggiunge, sente nel suo cuore come una scossa e una voce, la voce certo di Dio, che finalmente le fa conoscere lo stato e l’ufficio a cui l’ha destinata da tutta l’eternità. Convinta perciò di ubbidire alla volontà del Signore, si mette nelle mani del suo Vescovo e umilmente lo supplica a servirsi di lei, benché povera e indegna, per mandare ad effetto il desiderio espresso dal paterno suo cuore.

Così, nel 1837, nella povera casa della Commenda in Savona, Benedetta inizia con alcune compagne una prima esperienza di vita religiosa, subito orientata in senso missionario verso le fanciulle più bisognose di istruzione e di educazione.

Il nascente Istituto viene posto sotto la protezione della Madonna della Misericordia, apparsa il 18 marzo e l’8 aprile 1536 ad Antonio Botta, al quale aveva preannunciato: “Io ispirerò a molti quello che dovranno fare”. Il 22 ottobre 1837 la Rossello e le sue prime compagne assumono il nome di Figlie di Nostra Signora della Misericordia, nome che racchiude tutto un programma: Siccome il nome che l’Istituto porta è di Misericordia, così tali ne devono essere le opere. Per conseguenza le fanciulle ignoranti e traviate, i poveri ammalati negli ospedali, i lebbrosi, gli appestati, i carcerati, le donne penitenti, i poveri derelitti e affamati devono essere i nostri amici più cari, e per questi noi dobbiamo impiegare tutta la nostra vita.Ed è Maria stessa a chiamare le sue figlie in paesi stranieri e allargare loro il campo per lavorare nella vigna del Signore.

Suor Maria Giuseppa vive con le sue compagne questa missione come un prolungamento della presenza di Maria: il nome di Maria, comune a tutte dalla Professione, esprime il profondo legame con lei, che veglia con particolare tenerezza su ogni uomo e suscita quotidiani gesti di misericordia che nascono da un cuore materno. “Ora siamo religiose, nessuno può disfarci, religiose consacrate a Gesù per sempre!” esclama il 2 agosto 1839, al colmo della felicità.

Eletta superiora generale dal 1840, manda le sorelle nelle scuole e nelle Parrocchie, negli ospedali e dovunque sono richieste, con predilezione per le fanciulle abbandonate, per le quali apre tre “Case della Provvidenza”, e per i bisognosi di qualunque estrazione sociale.

Il suo tesoro? la Provvidenza di Dio. Il suo economo è San Giuseppe (per mezzo del quale ottiene molti e segnalati favori), e dispensiera la Madre di Misericordia. La Rossello non vuole che si parli di essa, ma desidera che spicchino bene i tratti della Provvidenza speciale di Dio sull’Istituto, come anche la protezione di Maria Santissima; nella quale tutta si confida.

Da lei formate (è la prima maestra delle novizie), le Figlie della Misericordia procedono con molta semplicità e questa si può dire essere lo spirito del loro Istituto, che sempre le accompagna nell’esercizio delle opere di misericordia. Vivono del lavoro delle loro mani, come dal primo giorno di fondazione, amandosi scambievolmente e aiutandosi nelle fatiche, liete di sacrificarsi senza risparmio della propria vita.

Dal 1855 collabora con il santo sacerdote Olivieri all’Opera del Riscatto delle Morette, aprendogli la sua casa ogni qualvolta dovesse passare per Savona, felice di vedere, albergare, nutrire l’apostolo delle morette d’Africa e le morette stesse, soprattutto le più piccoline e sofferenti (almeno un centinaio, che le portarono prima l’Olivieri e poi il Verri). E fa di più: ammette alla professione religiosa la Ranzani, compagna d’apostolato dei due missionari apostolici, permettendole di continuare l’opera delle morette, in abito secolare, in viaggio per l’Europa: “…non è una delle più belle opere della Misericordia quella che fate? così vi parteciperemo anche noi, e voi pure, essendo suora, parteciperete al bene che fa l’Istituto”.

Nel 1869 apre un seminario per i chierici poveri. Nel 1870 realizza il desiderio di aprire una casa in Roma centro della Cattolicità e, con la benedizione del S. Padre, nel 1875 manda 13 suore e due laiche in America Latina.

La sua vita è racchiusa nella preghiera da lei fatta incidere ai piedi di due statue, rappresentanti la prima Maria SS.ma di Misericordia, la seconda il suo caro padre San Giuseppe:

Alla gran Madre delle celesti misericordie:

Per te sia sempre in noi pace e concordia,

sia nostra eredità misericordia.

All’augusto Sposo della Vergine:

Giuseppe, questo cuor non è più mio,

prendilo, o Padre, e per me dallo a Dio.

Gesù, mia vita, mia speranza e gioia,

fa’ che in quest’atto benedetta io muoia.

Muore la vigilia dell’Immacolata, il 7 dicembre 1880.

Il 19 marzo 1936 Pio XI proclama l’eroicità delle sue virtù e il 6 novembre 1938 la dichiara Beata.

Il 12 giugno 1949 Pio XII la proclama Santa.

Oggi la ricchezza del suo carisma è condivisa dalle sue figlie con sacerdoti, laiche e laici: Famiglia Rosselliana, che si propone di annunciare a tutti con la lingua, con il cuore e con la verità delle opere i tratti più fini della misericordia di Dio, nunzia in mezzo ai popoli delle misericordie di Maria.

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