Il santo del mese – agosto

1 agosto 2015

Sant'Alfonso Maria dei Liguori, 1 agosto

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Vescovo, Dottore della Chiesa: un personaggio storico di grande rilevanza nella storia della Chiesa e non solo italiana; napoletano, S. Alfonso (1697 – 1787) traversa il secolo dei lumi che vedono nella sua città e nel suo Regno il fiorire di alcune fra le migliori intelligenze che onorano la cultura italiana ed europea di quel periodo, da Gian Battista Vico a Ludovico Antonio Muratori.

Di famiglia di antica nobiltà, avviato a studi superiori brillanti culminati con la laurea “in utroque iure”, precoce quanto brillante avvocato del foro napoletano che proprio in quegli anni subiva le metamorfosi culturali proprie dell’età dei lumi, Alfonso pianta tutto dopo un insuccesso in tribunale e si fa prete nel 1726, compiendo intanto profondi studi teologici che sono rispecchiati dalla sua sterminata produzione letteraria: scritti di dogmatica, morale, meditazione, ascetica, che lasciano una traccia profonda nella Chiesa in ogni Paese d’Europa. “Tracciare un profilo breve di un santo, grande e longevo quale fu il napoletano Alfonso Maria de’ Liguori, è quasi un’impresa” (www.santiebeati.it). Sia qui confermata questa constatazione. Per parte nostra ci limitiamo ad alcune brevi considerazioni su singoli aspetti di una personalità che merita ben altri approfondimenti.
In particolare, si vorrebbe evidenziare la dimensione storica dell’opera di Alfonso, stretta fra le riforme illuministiche del Tanucci a Napoli, la crescita del giurisdizionalismo a livello europeo, l’“assalto” alla Compagnia di Gesù, la crescita di un rigorismo cattolico largamente supportato dal nuovo clima culturale europeo e di cui è in qualche modo emblema il giansenismo.
In tutto ciò, ben supportato dall’eccellente formazione giuridica, e da un notevole talento letterario, Alfonso si muove con cattolica prudenza ma anche con cattolica perseveranza e, quando occorra, durezza.
Riscopre certamente la dimensione morale della coscienza (è il portato del secolo, e se oggi ci appare naturale e quasi ovvio, si consideri che tale non era in ambito cattolico dopo decine di anni di casistica e, se si vuole, lassismo in campo morale) ma non rinuncia alla centralità cattolica, alla magistralità materna della Chiesa. Con ciò il Santo attrezza culturalmente la Chiesa per la tempesta che si scatenerà pochi anni dopo la sua morte con l’epoca rivoluzionaria.
E poiché vane sarebbero le più raffinate analisi intellettuali dei problemi morali o dogmatici se esse non fossero accompagnate da una robusta sostanza di vita, è proprio la vicenda biografica del santo che assevera la sua importante predicazione, durata sessanta anni.

Ordinato sacerdote, inizia la sua attività come predicatore al clero e al popolo di Napoli. “In Napoli per lo più operava egli nel mercato e nel lavinaro. Le viuzze della conceria, le piazze poste nelle vicinanze di qualche chiesa, trasformate in centri di adunanze religiose… Le persone che vi convenivano “non erano nobili, ma lazzari, saponari, muratori, barbieri, falegnami, ed altri operai; ma quanto più erano dell’infima condizione tanto maggiormente venivano abbracciati da Alfonso”. Da Napoli l’azione si estende nelle provincie del Regno: il cardinale Pignatelli gli assegna dei sacerdoti, in aiuto. Con questi il lavoro isolato si rafforza, assume la forma tipica della sua predicazione: la missione popolare”. (Dizionario biografico Treccani).
Da una di queste missioni, data ad un folto gruppo di caprai sulle colline di S. Maria ai Monti, presso Scala, nacque l’idea della sua Congregazione del SS. Redentore, malvista dal governo napoletano ostile a nuove congregazioni. Affiancato da essa, infaticabile predicatore in tutto il Regno, autore fecondissimo come si è detto, Alfonso dopo il riconoscimento pontificio che lo mette almeno parzialmente al riparo dall’ostilità del governo, si dedica con vigore alla moralizzazione della vita pubblica. Sia qui lecito inserire una domanda per il lettore: vi dice qualcosa, questa esigenza?
Contro il suo stesso desiderio viene creato Vescovo di S. Agata dei Goti nel 1762, già ultrasessantenne; anche qui si prodiga nell’opera riformatrice. Colpito infine da una grave artrite che gli deforma la spina dorsale supplica più volte di essere sollevato dall’incarico, ciò che gli viene concesso nel 1775. Si ritira allora nella casa dei Redentoristi di Nocera dei Pagani fino al dies natalis, il 1 agosto 1787.

A S. Alfonso vengono attribuiti non pochi miracoli: il più certo sono le sue melodie in italiano e napoletano, fra cui la più nota è “Tu scendi dalle stelle”, piccolo compendio di teologia morale e splendida, autentica, “musica popolare”. A chi scrive è capitato di leggere il giudizio di uno storico presunto autorevole che definisce “nenie melense” le canzoni di Alfonso. Che dopo più di duecento anni scaldano ancora il cuore ma anche l’intelligenza di milioni e milioni di fedeli in Italia e non solo. Si vorrebbe essere melensi come lui. Signore, mandaci dei santi!

Alberto Hermanin

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