Comunicare la fede in famiglia

 

La decisione di dedicare questo numero di Aggancio alla famiglia nasce da diverse motivazioni. In primo luogo i 30 anni della Carta dei Diritti della Famiglia, pubblicata dalla Santa Sede il 22 ottobre del 1983. Nella nuova edizione del documento a cura del Pontificio Consiglio per la Famiglia, nella Nota di presentazione e nel Commento l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del dicastero vaticano, così si esprime:“Trenta anni non hanno affievolito l’attualità di uno dei più bei documenti di respiro internazionale degli ultimi decenni, non certo un documento rassicurante da archiviare e affidare agli storici ma inquietante nel senso che riletto oggi ci provoca. Viviamo infatti un’accelerazione della storia senza eguali, testimoni di una duplice frenesia che vede al suo centro proprio la famiglia, comunemente ritenuta l’istituzione più solida e più stabile, scossa dalle fondamenta: da una parte riconfermata nel suo valore, dall’altra parte alterata nella sua identità. La Carta – emanazione della Dichiarazione universale dei diritti umani, varata dall’Onu nel 1948, dove si riconosce la famiglia come “nucleo naturale e fondamentale della società” – ci offre oggi una base adeguata per un’elaborazione concettuale sul piano psicologico, morale, culturale e religioso.

Passato il tempo in cui la famiglia veniva imputata, ipotizzando una rivoluzione del vivere privato, oggi non si nega né si confuta la famiglia, ma si accetta che accanto ad essa coesistano altre forme di vita ed esperienze relazionali, apparentemente compatibili con essa, ma che nella realtà delle cose la scardinano. Non solo tollerare ma legittimare ogni stile di vita, sta portando a modellare il vivere sociale secondo paradigmi caratterizzati da un individualismo che non ha solo natura psicologica (…) ma ha inedite cadute socio-relazionali. Non è un problema dottrinale o accademico. Ciò che è in gioco non è il pensato e nemmeno il pensabile in tema di famiglia: è piuttosto il vissuto o, per meglio dire, il vivibile. È la stessa esperienza che rende umana la nostra vita quotidiana”. La riflessione, per il decennio che stiamo vivendo, dei Vescovi italiani sulla educazione alla vita buona del Vangelo, trova nella famiglia l’ambito privilegiato della trasmissione della fede anche se “educare in famiglia è oggi un’arte davvero difficile[1]. Un’arte che possiamo imparare solo da Gesù e dalla sua famiglia: la Trinità Santa e la Santa Famiglia di Nazareth. Una missione che si nutre di ascolto, che vive e promuove la cultura del dialogo, che cerca nella semplicità del quotidiano le occasioni per testimoniare e trasmettere valori. Anche Papa Francesco durante la Veglia di Pentecoste con i Movimenti, le Associazioni e le Nuove Comunità nel rispondere alla domanda su come avesse raggiunto, nella sua vita, la certezza della fede, ha avuto un bellissimo passaggio sulla famiglia: “ho avuto la grazia di crescere in una famiglia nella quale la fede si viveva in modo semplice e concreto”[2].

La vita dei santi ci dice in maniera chiara che la famiglia è il grembo in cui la fede fiorisce, cresce, diventa preghiera e scelta di Dio. E il percorso matrimoniale è esso stesso via di santificazione dei coniugi, così ci testimoniano gli sposi proposti in questo numero, i Gheddo e gli Amendolagine. Il Servo di Dio Giaquinta indica nella Trinità il modello della santità familiare e dei singoli membri della famiglia, domestici Dei, resi partecipi – per grazia – della vita di Dio Amore. E il legame della fraternità trova nella famiglia il primo ambito di realizzazione, come risposta alla fame di amore che ogni uomo e ogni donna sperimenta. Potrebbe essere istintivo chiedersi quale posto abbia il dolore in questo quadro meraviglioso – quasi da pubblicità della ben nota marca di prodotti alimentari – e che posto hanno in questo argomento i conflitti, le incomprensioni, le incompatibilità, le separazioni, le violenze che si consumano tristemente nell’ambito familiare.

Certo non abbiamo la pretesa di esaurire un panorama così vasto di problematiche, ma come piccola luce pronta a risplendere e come fuoco pronto ad ardere ci collochiamo nel desiderio di offrire percorsi e strumenti di formazione e di preghiera affinché la famiglia diventi ciò che è, affinché il Padre e il Figlio e lo Spirito trovino nella famiglia il riflesso eloquente del loro Amore, la visibilità e la trasmissione della loro comunione.

Così l’esperienza della Festa della Famiglia, caratteristica e centrale nella vita del Movimento Pro Sanctitate, è proposta nel desiderio che si ripeta gioiosamente in altri ambiti ecclesiali, per significare che la famiglia è una esperienza di chiesa e la Chiesa è chiamata a vivere profondamente e concretamente il suo essere famiglia. La gioia e l’accoglienza siano in tutte le famiglie l’espressione contagiosa della presenza di Dio vissuta insieme.

Teresa Carboni

 


[1] Educare alla vita buona del Vangelo, 36, CEI

[2] Per il testo integrale cfr pag. 5

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