Idea luce
Un nuovo progetto di vita.
Un nuovo progetto di vita.
Introduzione
La liturgia di questa II domenica di Avvento attinge dal profeta Isaia l’immagine del “germoglio” di Iesse. Gesù è colui che spunta dal vecchio tronco del padre di Davide, ma realizzerà il programma sociale e religioso che i re di Israele non hanno attuato. Mentre essi sono stati guidati dall’ambizione e dalle passioni, il nuovo re sarà guidato dallo Spirito, che gli infonderà un nuovo modo di governare. Coloro che hanno esercitato la forza per schiacciare i deboli, rinunceranno spontaneamente alla violenza: il lupo, la pantera, il leone, l’orso, la vipera, simboli universali di forza e di crudeltà, diventeranno animali pronti a convivere pacificamente con i deboli. È un miracolo sociale, che trova la sua radice nella “sapienza del Signore”, che inonderà il paese. È un sogno che il futuro Messia prenderà sulle sue fragili spalle e che milioni di cristiani adotteranno come nuovo progetto di vita.
La liturgia di questa II domenica di Avvento attinge dal profeta Isaia l’immagine del “germoglio” di Iesse. Gesù è colui che spunta dal vecchio tronco del padre di Davide, ma realizzerà il programma sociale e religioso che i re di Israele non hanno attuato. Mentre essi sono stati guidati dall’ambizione e dalle passioni, il nuovo re sarà guidato dallo Spirito, che gli infonderà un nuovo modo di governare. Coloro che hanno esercitato la forza per schiacciare i deboli, rinunceranno spontaneamente alla violenza: il lupo, la pantera, il leone, l’orso, la vipera, simboli universali di forza e di crudeltà, diventeranno animali pronti a convivere pacificamente con i deboli. È un miracolo sociale, che trova la sua radice nella “sapienza del Signore”, che inonderà il paese. È un sogno che il futuro Messia prenderà sulle sue fragili spalle e che milioni di cristiani adotteranno come nuovo progetto di vita.
Liturgia della Parola
LETTURE:
Is 11, 1-10;
Sal 71 – Rit. Vieni, Signore, re di giustizia e di pace;
Rm 15, 4-9;
Mt 3, 1-12
Al centro del messaggio delle Letture di oggi ci sono i poveri e gli umili della terra; ad essi è rivolto principalmente lo sguardo di Dio, ad essi vuole giungere la promessa del profeta Isaia, così come la preghiera del Salmo: “egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto”.
Accogliersi gli uni gli altri come Cristo accoglie noi, nelle parole di Paolo ai Romani, è cammino di umiltà e di apertura alla venuta del Signore, ad una conversione da ogni chiusura ed egoismo, a cui fortemente ci sollecita nel Vangelo la predicazione di Giovanni Battista: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! … Fate dunque un frutto degno della conversione”.
LETTURE:
Is 11, 1-10;
Sal 71 – Rit. Vieni, Signore, re di giustizia e di pace;
Rm 15, 4-9;
Mt 3, 1-12
Al centro del messaggio delle Letture di oggi ci sono i poveri e gli umili della terra; ad essi è rivolto principalmente lo sguardo di Dio, ad essi vuole giungere la promessa del profeta Isaia, così come la preghiera del Salmo: “egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto”.
Accogliersi gli uni gli altri come Cristo accoglie noi, nelle parole di Paolo ai Romani, è cammino di umiltà e di apertura alla venuta del Signore, ad una conversione da ogni chiusura ed egoismo, a cui fortemente ci sollecita nel Vangelo la predicazione di Giovanni Battista: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! … Fate dunque un frutto degno della conversione”.
Traccia di riflessione
La prima lettura fa parte di una unità letteraria più ampia (capitoli 7-11) conosciuta come “libretto dell’Emmanuele”, in cui si delinea il modello del re ideale, storicamente riferito ad Ezechia, il figlio di Acaz. La Chiesa ha considerato il testo di Isaia come una profezia riferita a Gesù. Naturalmente la base di tale interpretazione è presente già in Mt 1, 22 che considera la maternità verginale di Maria come compimento della profezia di Isaia: “Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1, 22-23). La lettura del Vangelo ci descrive la figura di Giovanni Battista come un profeta dell’Antico Testamento. Questo non solo perché al suo ministero si applica, sia pure con importanti adattamenti, la profezia di Is 40, 3-4 – “Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata” – ma anche perché l’abbigliamento che indossa assomiglia in modo impressionante a quello di Elia (cfr 2Re 1, 8).
Questo accostamento si giustifica con la profezia di Malachia (3, 23-24), che annunciava un ritorno di Elia, identificato con Giovanni Battista in Mt 11, 10 e 17, 10-13. La seconda lettura giustifica e autorizza a leggere l’Antico Testamento alla luce del Nuovo: “quello che è stato scritto… è per nostra istruzione” (v. 4). È il principio ermeneutico adottato dalla Dei Verbum 16: “Dio, dunque, ispiratore e autore dei libri dell’uno e dell’altro Testamento, ha sapientemente disposto che il nuovo fosse nascosto nell’antico e l’antico diventasse chiaro nel nuovo”. Del resto per capire quanto il Nuovo Testamento abbia utilizzato l’Antico basta vedere i riferimenti posti al margine della Bibbia. Anche Paolo, critico nei riguardi dell’aspetto legale dell’Antico, fonda la sua teologia della giustificazione sulla fede di Abramo (Rm 4; Gal 3,6-9).
Tante volte il Signore Gesù con la sua Parola scende su di noi, ma non trova posto, perché non siamo in grado di colmare i tanti burroni delle nostre chiusure, non riusciamo ad abbassare monti e colli, troppo presi da noi stessi con il nostro orgoglio, con i nostri limiti. La profezia di Isaia ci fa cambiare rotta. Se vogliamo possiamo restare in silenzio, entrare nel deserto del nostro cuore e prendere coscienza di come siamo, per liberarci da tutte le nostre aridità e preoccupazioni e rivestirci di umiltà. Sentiamo un grande bisogno di Dio, sappiamo che Lui ci viene a cercare, ci dà sempre la possibilità di avvicinarci al Suo amore. La Parola ci dà la conferma certa che Lui viene a visitarci e si fa compagno di viaggio, percorre con noi i sentieri più ripidi. La Parola oggi ci predispone ad essere pronti a vivere profondamente questo tempo e farne tesoro per il nostro cammino quotidiano di santità. Siamo certi, da quanto abbiamo ascoltato da Isaia e da Paolo, che se ci lasciamo raggiungere da tutto l’amore di Cristo, saremo poi capaci di essere a nostra volta strumento di pace, di comunione, luogo di incontro per camminare insieme a chi è più smarrito e bisognoso di rinascere alla fiducia, alla speranza.
La prima lettura fa parte di una unità letteraria più ampia (capitoli 7-11) conosciuta come “libretto dell’Emmanuele”, in cui si delinea il modello del re ideale, storicamente riferito ad Ezechia, il figlio di Acaz. La Chiesa ha considerato il testo di Isaia come una profezia riferita a Gesù. Naturalmente la base di tale interpretazione è presente già in Mt 1, 22 che considera la maternità verginale di Maria come compimento della profezia di Isaia: “Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1, 22-23). La lettura del Vangelo ci descrive la figura di Giovanni Battista come un profeta dell’Antico Testamento. Questo non solo perché al suo ministero si applica, sia pure con importanti adattamenti, la profezia di Is 40, 3-4 – “Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata” – ma anche perché l’abbigliamento che indossa assomiglia in modo impressionante a quello di Elia (cfr 2Re 1, 8).
Questo accostamento si giustifica con la profezia di Malachia (3, 23-24), che annunciava un ritorno di Elia, identificato con Giovanni Battista in Mt 11, 10 e 17, 10-13. La seconda lettura giustifica e autorizza a leggere l’Antico Testamento alla luce del Nuovo: “quello che è stato scritto… è per nostra istruzione” (v. 4). È il principio ermeneutico adottato dalla Dei Verbum 16: “Dio, dunque, ispiratore e autore dei libri dell’uno e dell’altro Testamento, ha sapientemente disposto che il nuovo fosse nascosto nell’antico e l’antico diventasse chiaro nel nuovo”. Del resto per capire quanto il Nuovo Testamento abbia utilizzato l’Antico basta vedere i riferimenti posti al margine della Bibbia. Anche Paolo, critico nei riguardi dell’aspetto legale dell’Antico, fonda la sua teologia della giustificazione sulla fede di Abramo (Rm 4; Gal 3,6-9).
Tante volte il Signore Gesù con la sua Parola scende su di noi, ma non trova posto, perché non siamo in grado di colmare i tanti burroni delle nostre chiusure, non riusciamo ad abbassare monti e colli, troppo presi da noi stessi con il nostro orgoglio, con i nostri limiti. La profezia di Isaia ci fa cambiare rotta. Se vogliamo possiamo restare in silenzio, entrare nel deserto del nostro cuore e prendere coscienza di come siamo, per liberarci da tutte le nostre aridità e preoccupazioni e rivestirci di umiltà. Sentiamo un grande bisogno di Dio, sappiamo che Lui ci viene a cercare, ci dà sempre la possibilità di avvicinarci al Suo amore. La Parola ci dà la conferma certa che Lui viene a visitarci e si fa compagno di viaggio, percorre con noi i sentieri più ripidi. La Parola oggi ci predispone ad essere pronti a vivere profondamente questo tempo e farne tesoro per il nostro cammino quotidiano di santità. Siamo certi, da quanto abbiamo ascoltato da Isaia e da Paolo, che se ci lasciamo raggiungere da tutto l’amore di Cristo, saremo poi capaci di essere a nostra volta strumento di pace, di comunione, luogo di incontro per camminare insieme a chi è più smarrito e bisognoso di rinascere alla fiducia, alla speranza.
Preghiera dei fedeli
• Per la Chiesa, chiamata in questo tempo di avvento a manifestare con più gioia il dono che viene da Cristo, perché riconosca di essere sempre in cammino, di dover vivere di umiltà e semplicità, e saper essere riferimento e guida materna per tante persone disorientate. Preghiamo
• Per il Papa, i Vescovi, per tutti i presbiteri, perché vivano con fedeltà il loro ministero, sperimentino la gioia dell’annuncio e dell’unità tra loro, siano pastori attenti che con fermezza e amore sanno indicare la strada della santità. Preghiamo
• Per i responsabili delle nazioni e i governanti, perché illuminati dalla sapienza che viene dall’alto sappiano prendere decisioni accurate per promuovere la giustizia, difendere i deboli, far fiorire la crescita umana e sociale, far abbondare la pace. Preghiamo
• Per le famiglie, luogo privilegiato in cui Dio vuole abitare, perché sull’esempio di Cristo Gesù, possano vivere di accoglienza reciproca, di amore sincero, di unità nello spirito, di attenzione alla vita e al rispetto di ciascuno. Preghiamo
• Per le comunità cristiane, perché siano segno di speranza nel deserto del mondo, illuminate ed istruite dall’ascolto e dallo studio delle Sacre Scritture, che sono fonte di perseveranza e di consolazione. Preghiamo
Per noi che partecipiamo a questa Eucaristia. Ricchi della Parola ascoltata e dei suoi insegnamenti possiamo imparare sempre di più a vivere di attesa e di misericordia, a non giudicare secondo le apparenze, a rivestirci di umiltà, a saper accogliere Dio nei miseri e nei più piccoli della terra. Preghiamo.
• Per la Chiesa, chiamata in questo tempo di avvento a manifestare con più gioia il dono che viene da Cristo, perché riconosca di essere sempre in cammino, di dover vivere di umiltà e semplicità, e saper essere riferimento e guida materna per tante persone disorientate. Preghiamo
• Per il Papa, i Vescovi, per tutti i presbiteri, perché vivano con fedeltà il loro ministero, sperimentino la gioia dell’annuncio e dell’unità tra loro, siano pastori attenti che con fermezza e amore sanno indicare la strada della santità. Preghiamo
• Per i responsabili delle nazioni e i governanti, perché illuminati dalla sapienza che viene dall’alto sappiano prendere decisioni accurate per promuovere la giustizia, difendere i deboli, far fiorire la crescita umana e sociale, far abbondare la pace. Preghiamo
• Per le famiglie, luogo privilegiato in cui Dio vuole abitare, perché sull’esempio di Cristo Gesù, possano vivere di accoglienza reciproca, di amore sincero, di unità nello spirito, di attenzione alla vita e al rispetto di ciascuno. Preghiamo
• Per le comunità cristiane, perché siano segno di speranza nel deserto del mondo, illuminate ed istruite dall’ascolto e dallo studio delle Sacre Scritture, che sono fonte di perseveranza e di consolazione. Preghiamo
Per noi che partecipiamo a questa Eucaristia. Ricchi della Parola ascoltata e dei suoi insegnamenti possiamo imparare sempre di più a vivere di attesa e di misericordia, a non giudicare secondo le apparenze, a rivestirci di umiltà, a saper accogliere Dio nei miseri e nei più piccoli della terra. Preghiamo.
Dialogo eucaristico
O Signore Gesù, tu l’atteso di tutti i popoli e di tutti i tempi, Tu sei qui nel pane del tuo Corpo che ci sazia e ci disseta. A te il nostro grazie. Non ci doni qualcosa di te ma tutto, non ci insegni un amore qualsiasi ma un amore senza misura. Ti fai cibo per noi perché continuiamo ad avere fame e sete di Te, della Tua parola, di ciò che sei, della Tua amicizia. Grazie Signore. Ora il tuo amore raggiunga attraverso di noi chi vive nel pianto, nella paura, nella oscurità del peccato, della solitudine. Non si esaurisca mai l’attesa di Te e le tue promesse di pace, di liberazione, di santità diventino strade percorribili, sentieri possibili nelle nostre case, nelle nostre strade, in ogni cuore e luogo del mondo. Amen!
O Signore Gesù, tu l’atteso di tutti i popoli e di tutti i tempi, Tu sei qui nel pane del tuo Corpo che ci sazia e ci disseta. A te il nostro grazie. Non ci doni qualcosa di te ma tutto, non ci insegni un amore qualsiasi ma un amore senza misura. Ti fai cibo per noi perché continuiamo ad avere fame e sete di Te, della Tua parola, di ciò che sei, della Tua amicizia. Grazie Signore. Ora il tuo amore raggiunga attraverso di noi chi vive nel pianto, nella paura, nella oscurità del peccato, della solitudine. Non si esaurisca mai l’attesa di Te e le tue promesse di pace, di liberazione, di santità diventino strade percorribili, sentieri possibili nelle nostre case, nelle nostre strade, in ogni cuore e luogo del mondo. Amen!
Idea guida
Costruiamo ponti di giustizia e di pace.
Costruiamo ponti di giustizia e di pace.
Sussidio preparato da Mirella Scalia e Rita Fichera
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